
Questa è una riflessione che nasce dopo aver visto “Into the Wild - Nelle terre selvagge“, un film che ritengo molto interessante e di ispirazione.
Racconta la storia di Christopher Johnson McCandless che decide, dopo essersi laureato, di intraprendere un viaggio in solitario verso l’Alaska: nel frattempo incontra una serie di persone hippie e non, caccia, soffre il freddo, ecc…
Non so se sia un pensiero comune, ma credo che farsi un viaggio da solo (che sia una settimana, un mese, un anno) verso destinazioni sconosciute…affascini un po’ tutti, perchè ci si allontana dalla frenesia della società, dai problemi creati dalla stessa, dai preconcetti, dai giudizi, insomma si scappa dalla realtà in cui siamo portati a vivere ogni giorno.
Oltretutto è proprio in queste condizioni che siamo faccia-a-faccia con noi stessi, con i nostri limiti, paure, debolezze, ecc… cosa che la società moderna tenta a “nascondere” o “censurare”.
Lo stesso concetto di debolezza/fragilità viene visto dalla società come un entità negativa, quando invece è proprio da essa che nasce la forza, l’esperienza e le riflessioni in generale (per citazione: la fragilità del cristallo non è una debolezza ma una raffinatezza).
La mia idea personale è che le persone forti non esistano, o meglio…tutti abbiamo le nostre debolezze e punti di forza…ma esistono persone che lo dicono (e che quindi sembrano deboli) e persone che lo tengono nascosto (apparentemente forti).
Ad ogni modo sono andato un po’ off-topic perchè il senso del post è quello di capire cosa possa essere la felicità (con tutta l’umiltà di ’sto mondo).
Per il protagonista del film, la felicità era sinonimo di libertà e di poter vivere in piena autonomia nella solitudine più totale (quindi un ritorno al passato)…ma solo alla fine capisce che in realtà la vera felicità è quella che si può condividere.
La felicità è reale solo quando condivisa.
Parole sante! Peccato che lo capisca solo poco prima di morire.
Detto questo, cosa è la felicità? C’è un aforisma che dice:
Uno dei grandi segreti della felicità è moderare i desideri e amare ciò che già si possiede.
In parole povere, accontentarsi :) e se per di più si ha una persona con cui condividere questi momenti…credo che non ci si può proprio lamentare.
Troppo banale? può essere :)
Daniele Simonin 19 January 2009 alle 11:12 Trackback URI
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Se mi segui, saprai che sono mesi che me lo chiedo… ma credo che una risposta certa non esista. Felicità è tante cose. Tutto e niente, in base ai punti di vista.
Però è vero, accontentarsi delle piccole cose è forse un metodo per raggiungerla… ;-)
Ciao,
Emanuele
Commento di Emanuele 19 January 2009 alle 16:29
Ptp il povero Chris, come dici, del reale valore della felicità se ne rende conto solo prima di morire; nel viaggio intrapreso, da solo col “resto delle sue forze”, si arricchisce fuggendo da tutti e da tutto tanto da dare all’esperienza il valore che colpisce la sensibilità di tutti coloro che lo hanno incrociato e tanto da darle una dimensione cronologica sicuramente amplificata. Provando e facendo di tutto è come se in quei due anni ne avesse vissuti venti. Al di là delle cause affettive che hanno ispirato il suo senso di libertà, o se vogliamo la “fuga” da un mondo per lui difficile da comprendere, tuttavia, quasi a voler confermare la validità dell’aforisma da te citato, Chris, seppur inconsapevolmente e quasi presagendo l’epilogo, il distacco dagli affetti lo materializza sempre con una certa riserva (dapprima tenta di comunicare con la sorella, poi lascia il recapito postale alla ragazza), e questo indica chiaramente come l’uomo a prescindere da tutto vive i momenti di aggregazione come punti di riferimento inalienabili. Ciao Felice
Commento di Felix 5 March 2009 alle 14:04