Confronto tra i più popolari Framework Ajax

Oramai il Web 2.0 ci ha abituati alle RIA cioè alle applicazioni internet responsive.
L’utilizzo massiccio di Javascript ha portato alla nascita di una moltitudine di Framework: naturalmente ognuno ha le proprie preferenze/abitudini quindi non ci sarà mai un Framework perfetto.
Danny Douglass nell’articolo intitolato “Comparing Popular JavaScript/Ajax Frameworks” da uno sguardo ai Framework Ajax/Javascript più popolari mettendone in luce pregi e difetti.

Per quel che mi riguarda sapete che Framework adoro

Il Web 2.0 e l'Italia

In questo periodo si sente nominare tantissimo Beppe Grillo che con il suo blog è riuscito a comunicare con un vastissimo numero di persone ed organizzare un grandissimo evento come quello del V-Day.
Questo è il Web 2.0, chi vuole può avere il potere in mano…basta avere dei contenuti da condividere e degli utenti che partecipano alle discussioni.
Tutto ciò naturalmente fa paura alla TV (che 2.0 non è), alla politica…e a tutto ciò che non è “popolare” cioè fatto realmente dal popolo.
Oggigiorno chiunque può diventare regista e pubblicare i propri video su YouTube, condividere la propria conoscenza e metterla a disposizione di tutti su Wikipedia, fare delle ottime fotografie ed upparle su Flickr e molto molto altro.
Alcuni pensano che il Web 2.0 di fatto non esista e sia solo uno slogan per rilanciare una tecnologia/canale che stava andando in rovina…bhe poco importa…anche se fosse così il risultato finale è fenomenale!

Questa consapevolezza è un grande potere!

Come fare siti in stile Web 2.0

Web 2.0 Style
Il Web 2.0 non ha portato solo un’innovazione dello sviluppo (centralizzata sull’utente) e fruizione di Internet (con il concetto di partecipazione, intelligenza collettiva, ecc…) ma anche un restyling grafico.
Ben Hunt di Web Design from Scratch ha scritto un articolo molto interessante intitolato “Web 2.0 how-to design style guide“.
I punti chiave della grafica 2.0 sono:

  1. Semplicità;
  2. Layout centrato;
  3. Pochi incolonnamenti;
  4. Separazione della parte superiore;
  5. Utilizzo di aree solide;
  6. Navigazione semplice;
  7. Loghi corposi;
  8. Font grandi;
  9. Enfasi sul testo importante;
  10. Colori forti;
  11. Superfici “ricche”;
  12. Gradienti;
  13. Riflessioni;
  14. Icone graziose;
  15. Star flashes.

Naturalmente a vedere tutti questi punti elencati non si capisce molto, ed è per questo che consiglio di leggere l’articolo ;)

Un altro articolo interessante riguarda invece lo stile corrente, da vedere!

Il Web 3.0?

Siamo ancora nel boom del Web 2.0 (qui in Italia soprattutto) però la rete non si ferma e già sta pensando/definendo il Web 3.0.
Su Wikipedia si sta cercando di definire cosa sia il Web 3.0 ma naturalmente ad inizio pagina troviamo scritto:

Information in this article or section has not been verified against sources and may not be reliable.

Perchè? Semplice, già a malapena riusciamo a definire il Web 2.0…immaginarsi il Web 3.0.

Web 3.0 is a term that has been coined with different meanings to describe the evolution of Web usage and interaction among several separate paths.

Jeffrey Zeldman di A List Apart ha scritto un’articolo intitolato “Web 3.0” (traduzione italiana) che consiglio di leggere (più che altro per passatempo).

Il Web 2.0 e l'usabilità vanno d'accordo?

Jakob Nielsen, in un’intervista della BBC, tra le tante cose ha dichiarato:

The idea of community, user generated content and more dynamic web pages are not inherently bad in the same way, they should be secondary to the primary things sites should get right

Che come principio è pure giusto, però se leggete l’articolo…molto spesso “esagera”.
Hitesh Mehta ha scritto un’articolo con un titolo che non lascia spazio all’immaginazione: “I totally disagree with Jakob Nielsen on Web2.0 ‘Distracts Good Design’“.

La verità è che il concetto di usabilità non è legato al Web 1.0 o Web 2.0, ma al sito che esaminiamo, anche se c’è da dire che il Web 2.0 da enfasi alle interfacce utente (ricercando molto spesso nuovi metodi di interazione).

Ciò che dice Jacob non è poi così intoccabile ;) Questa volta forse sta sbagliando…

Participation Inequality: il caso Digg (top 20 users)

Nell’articolo intitolato “Participation Inequality: la bestia nera del Web 2.0” ho spiegato la teoria che sta dietro all’inequità partecipativa.
Se vogliamo fare un esempio molto più pratico possiamo considerare Digg.
Gli utenti della top 20 sono:
Top Diggers
Questi utenti iper-attivi hanno inserito un totale di 46.268 storie di cui 12.323 divenute popolari: poco più del 26% (circa un anno fa la percentuale era poco più del 20%).
Se soffermiamo la nostra attenzione sul Popular Ratio possiamo notare come molti utenti abbiano questo valore superiore al 30% che significa che almeno 1 storia su 3 inserita da loro appare nella pagina frontale divenendo di fatto popolare.
Kevin Rose ha un Popular Ratio del 100%!

Ora è chiaro perchè Netscape voleva pagare molti di questi utenti 1.000 dollari al mese ;)

Participation Inequality: la bestia nera del Web 2.0

Ieri sono venuto a conoscenza dell’articolo scritto da Jakob Nielsen intitolato “Participation Inequality: Encouraging More Users to Contribute” dove sostanzialmente apre la discussione esponendo la regola dell’1% ossia:

In most online communities, 90% of users are lurkers who never contribute, 9% of users contribute a little, and 1% of users account for almost all the action.

Praticamente su 100 utenti solo 10 partecipano attivamente (in maniera differente) alla formazione del famoso user-generated content.
Da notare come questa non sia un’ingiustizia perchè qualunque utente passivo può divenire attivo appena vuole e viceversa.
Lo svantaggio principale sta nel fatto che gli utenti attivi non saranno mai in quantità tale da rappresentare la totalità degli utenti e quindi si possono creare delle anomalie di vario genere soprattutto in attività quali reviews degli utenti, customer feedback, ecc…

Il grande Jacob ha sempre la soluzione sottomano: dobbiamo far fare meno fatica possibile ai nostri utenti (con registrazioni veloci, puntando più sulla modifica dei dati che sulla loro creazione e premiando gli utenti più attivi) affinchè possano contribuire velocemente e facilmente.

Se consideriamo i blog la storia si fa molto più pessimistica perchè abbiamo un rapporto pari a 95:5:0.1 (indicativo naturalmente), ossia 95 utenti sono passivi, 5 partecipano il minimo e 0.1 sono veramente attivi.

Da notare come non ci sia niente di anomalo sotto perchè fa parte della dinamica dei rapporti sociali dove non tutti partecipano ma vi è sempre una minoranza che “comanda”.

C’è disparità nella partecipazione ma uguaglianza nella possibilità di far sentire la propria voce :)

User-generated Content, il rovescio della medaglia

Ieri ho letto un articolo intitolato “Digg in tilt per gli internauti ribelli” dove viene fatto riferimento all’iniziale censura da parte di Digg nei confronti di un dato “particolare” (chiave utile per il cracking di contenuti HD-DVD) contenuto in una segnalazione.
L’User-generated content sarebbe bello in un mondo bello ma visto che Internet rispecchia la società moderna (e quindi il bene e il male) sarà sempre necessario attuare una forma di “moderazione” (magari più leggera di quella tradizionale).

Insomma il Web 2.0 ha sani principi che molto spesso vengono intaccati dalla stessa società.

E’ il prezzo della democrazia.

Web 2.0 e Televisione

In questi giorni sto riflettendo sul rapporto che intercorre tra Web e televisione.
Nell’era del Web 2.0 le similitudini con la televisione si fanno sempre più forti: oramai Internet può essere considerato affine ad un sistema televisivo con la presenza di milioni di canali gestiti dai singoli utenti.
L’unica differenza che c’è tra questi due canali di comunicazione è che nell’era del Web 2.0 vige la democrazia e la collaborazione, cose che nella tv mancano.
E’ proprio un caso che in questo periodo la televisione parli male di Internet? (affiancandolo a termini quali il bullismo, violenza, truffe, ecc…)

E io penso…

Web 2.0? Non sempre una meraviglia…

Al centro del “movimento Web 2.0” c’è Ajax e in generale Javascript.
Nel momento in cui vogliamo sviluppare un’applicazione Web2.0 siamo portati a pensare quindi che il fulcro del nostro progetto sarà Javascript e affini: un errore madornale.
In questo periodo ho visto molti siti costruiti seguendo l’approccio Web2.0 (utilizzo questa parola più volte apposta) dimenticando che tecnologie quali Javascript,ecc… non potranno mai essere alla base di un’applicazione ma solo un supporto.
Spotplex è un sito che io definisco come “fatto male”, perchè?
Il fulcro del sito è Ajax (vengono fatte chiamate asincrone ogni momento) e quindi mi sono detto: perchè non disabilitare Javascript? Bene…l’ho fatto e il sito diventa inutilizzabile.
Da ciò si può constatare come il giusto modo di fare web (mio modesto parere) sia quello di non seguire solamente l’approccio Web2.0 ma anche quello “tradizionale”.
In questi mesi ho dovuto creare un’applicazione pseuso-web2.0 seguendo questi passi:

  • Creazione Layout
  • Scrittura codice Xhtml+CSS
  • Creazioni script lato server con approccio “tradizionale” (Web1.0)
  • Creazioni script lato server (Web2.0) con annesse chiamate asincrone (Javascript)

Seguendo questo approccio si può notare come il sito risulti navigabile sia con Lynx che con l’ultimo browser disponibile (portando vantaggi soprattutto a livello di indicizzazione).
Oltre a seguire un certo ordine metodico in questo modo si garantisce quindi una certa scalabilità dell’applicazione.

Ecco un piccolo schema che rende chiara l’idea:
Schema Web 2.0

Naturalmene ciò richiederà più tempo (e un minimo di duplicazione di codice) ma rende possibile aprire questioni inerenti l’accessibilità (prima era impossibile).